CURIOSITÀ


LO "STRANO CASO" DEL DINARO IRACHENO
Davide Oldrati © 2017


Recentemente ho scritto un post sullo "STRANO CASO" DELLO SCELLINO SOMALO, cui faccio seguito con questo post relativo ad una situazione per certi versi simile (a cominciare dalla data di inizio della crisi, gennaio 1991) venutasi a creare a qualche migliaio di chilometri dalla Somalia.

In seguito all'invasione del Kuwait da parte del regime di Saddam Hussein, il 17 gennaio 1991 ha inizio l'operazione Desert Storm, ufficialmente per difendere l'indipendenza del Kuwait, in pratica per motivi ben diversi e, se vogliamo, meno nobili e più... venali. La divisione in due del paese scaturita dall'armistizio del 3 marzo 1991 dà vita ad un ventennio di anomala doppia circolazione monetaria in cui a crescere non è la valuta ufficiale della Banca Centrale dell'Iraq bensì quella obsoleta e fuori corso precedente l'invasione.


Foto da il Sole 24 ore

Esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe.

I DINARI DI SADDAM

La situazione dell'Iraq alla vigilia della prima guerra del Golfo è quella di un paese con un altissimo tasso di analfabetismo dove il lavoro è principalmente statale (da ¼ a ⅓ dei lavori sono statali, nell'esercito, nei ministeri, nell'istruzione ecc.) e la fonte di guadagno per il governo del partito Baath (il partito di Saddam Hussein) è l'estrazione petrolifera (fonte Foote, Block, Crane e Gray). Con l'invasione del Kuwait e il conseguente embargo internazionale l'estrazione petrolifera subisce un arresto quasi totale e il governo si trova a corto di soldi. Saddam decide di stampare i nuovi dinari. La stampa viene prodotta in loco o appaltata a un tipografo cinese perché il governo non ha i soldi per pagare le raffinatezze di De La Rue. Le banconote che ne scaturiscono sono conseguentemente di qualità molto bassa: nessun dispositivo di sicurezza, nessuna filigrana e, ove presente, il filo di sicurezza è stampato.


Banconota da 250 dinari di Saddam del 1995:






Le vecchie banconote, precedenti il 1990, continuano a circolare parallelamente alle nuove ma, paradossalmente, valgono più di quelle nuove, circa il triplo. Forse la scarsa qualità delle emissioni di Saddam induce la sensazione che possa trattarsi di falsi quindi la gente preferisce accettare le banconote vecchie, già sperimentate e percepite quindi come più affidabili. La gente mostra preferenza per una valuta con cui ha già una "abitudine".
Il teorema della Regressione di Mises illustra questa dinamica psicologica che fa lievitare il tasso di cambio tra vecchi dinari e nuovi dinari a 1:3 anziché 1:1.


Secondo il "Teorema della Regressione" di Ludwig von Mises, l'accettazione di una valuta in un dato momento è motivata dalla sua accettazione il giorno precedente, la quale fu motivata dall'accettazione il giorno prima e così via a ritroso fino al giorno (reale o mitico?) in cui quella valuta fu usata non come moneta, come mezzo di scambio, ma come merce di scambio (es. oro o riso..).



Il regime di doppia valuta è oneroso per la Banca Centrale: il fatto di dover stampare tre banconote nuove per comprarne una vecchia abbatte i guadagni da signoraggio. Così il 5 maggio 1993 con un colpo di mano Saddam annuncia che nel giro di cinque giorni (entro il 10 maggio) i vecchi dinari verranno demonetizzati.
La manovra del governo è piratesca: il cambio ufficiale dei nuovi dinari coi vecchi viene fissato alla pari, sovrastimando il valore del nuovo dinaro, e le frontiere vengono chiuse in concomitanza con i 5 giorni di cambio in modo da impedire ai molti uomini d'affari dei paesi circostanti (Emirati Arabi, Palestina, Giordania e Kuwait) di rimpatriare i loro vecchi dinari. Bloccando all'estero tutto questo capitale, la Banca Centrale dell'Iraq evita il salasso di rimborsare una consistente parte dei vecchi debiti.

D'ora in avanti i vecchi dinari sono banconote fuori corso in Iraq ma guadagnano lo status di "orfane" nelle zone strappate a Saddam e affidate all'amministrazione kurda.




Un'ulteriore stranezza legata al dinaro di Saddam riguarda la banconota da 10.000 dinari emessa nel 2002 a pochi mesi dallo scoppio del secondo conflitto del Golfo.







Immediatamente dopo la fine della guerra (dichiarata precipitosamente l'1 maggio 2003), tutto il materiale necessario per la stampa della nuova denominazione da 10.000 dinari (presse, piastre e carta) viene rubato dalla sede della tipografia Central Bank's Dar al-Nahrain printing works di Baghdad. Con la probabilità di un gran numero di falsi di questa denominazione in circolazione e a causa dell'alto valore nominale, che le rende scomode da spendere sul mercato, le nuove banconote da 10.000 dinari vengono scambiate con uno sconto dal 10 al 30% rispetto a quelle più diffuse da 250 dinari.



(fonte Foote, Block, Crane e Gray)


Osservando la parte sinistra del grafico si vede che la banconota da 10.000 dinari perde progressivamente valore rispetto a quella da 250 dinari. La massima divergenza tra le due curve si raggiunge intorno al 3 luglio, quando 1 dollaro vale 1.300 dinari circa se comprato con banconote da 250 dinari mentre ne vale circa 2.200 se comprato con banconote da 10.000 dinari: uno sconto del 70%!
Il 7 luglio 2003 arriva l'annuncio che è imminente l'emissione di un nuovo dinaro convertibile con i dinari in circolazione (quelli di Saddam e quelli precedenti alla prima guerra del Golfo). Come si vede, l'annuncio determina una progressiva convergenza dei due tassi di cambio: dopo il 15 ottobre, data di inizio della conversione, la banconota da 10.000 dinari acquista addirittura più valore rispetto a quella da 250 dinari, probabilmente per il fatto che l'alta denominazione risulta più invitante, ora che la sua convertibilità è garantita.

Il minor valore delle banconote da 10.000 dinari sembra motivato quindi in parte dalla loro scomodità e in parte dalla sfiducia provocata dalla possibilità di trovarsi un falso tra le mani, per giunta di alto valore facciale! L'annuncio del cambio viene percepito come una garanzia sufficiente e normalizza la situazione.


I DINARI "SVIZZERI"

Torniamo al 1993 e alla demonetizzazione-lampo del 5-10 maggio. La sortita ottiene il risultato di far risparmiare un sacco di soldi alle casse della Banca Centrale ma ha anche l'effetto di lasciare un mucchio di banconote vecchie in giro. E anche un sacco di gente che non vede l'ora di rimetterle in circolazione e recuperare il capitale.





In seguito all'azione militare del 1991, l'Iraq si ritrova diviso in due: a sud quel che rimane del regime, a nord un'ampia zona autonoma sotto il controllo dell'Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA) e amministrata da un governo kurdo dilaniato dalle lotte tra i due partiti principali, il Partito Democratico Kurdo e l'Unione Patriottica del Kurdistan. Qui i nuovi dinari di Saddam, con l'effigie dell'odiato dittatore, non possono essere accettati. Sarebbe assurdo mettere i propri mercati nella condizione di dipendere dalla politica monetaria di uno stato nemico.

È invece il posto giusto per rimettere in circolazione i capitali rimasti bloccati dal blitz del 1993. I vecchi dinari, noti come "swiss dinars" (dinari "svizzeri"), diventano quindi la "valuta orfana" del Kurdistan iracheno. Queste banconote sono di fattura nettamente superiore ai dinari di Saddam e hanno maggiore credibilità come valuta, inoltre hanno il vantaggio di essere già in circolazione da tempo e la società ha già sviluppato una familiarità con esse.


Banconota da 1 dinaro "svizzero" del 1984:






Perché i dinari "svizzeri" siano chiamati così è controverso: forse perché pare che le piastre di stampa siano state prodotte in Svizzera – così come pare anche non esservi prova di ciò –, o forse perché, non avendo avuto precedenti di inflazione, il dinaro iracheno era considerato come il franco svizzero del Medio Oriente. Tutt'altra storia per il dinaro di Saddam, vittima della scellerata politica monetaria ultra-espansiva che porta la quantità di circolante nell'Iraq da 22 a 584 miliardi tra il 1991 e il 1995 con una svalutazione del 2.600%! Nel 1997 1 "swiss dinar" scambia a circa 70 dinari di Saddam; nel 2003 ce ne vogliono 320...


(Fonte Koning)


Lo "swiss dinar", seppure orfano, si rivela una valuta stabile e forte, appetibile a tal punto da guadagnare non solo sul dinaro di Saddam ma perfino sul dollaro. Quando intorno ad aprile o maggio 2002 comincia a circolare la voce di un'imminente nuova invasione da parte della Coalizione la valutazione dei dinari "svizzeri" spicca il volo passando da 18:1 sul dollaro nel maggio 2002 a 6:1 un anno dopo, una crescita del 100% annuo. Lo "swiss dinar" alla vigilia della prima guerra del Golfo scambiava 1:3 col dollaro (3 dollari per ogni dinaro!): la gente lo acquista ora a pochi centesimi nella speranza che alla caduta di Saddam Hussein possa ripristinare in parte l'originario valore. La prospettiva di un'immente caduta del regime determina l'"aspettativa" che una futura autorità finanziaria onori il debito rappresentato dagli "swiss dinars".


(Fonte Koning)


La crescita dello "swiss dinar" preoccupa invece i governi kurdi e le Nazioni Unite, che pagano i loro stipendi in dollari e vedono diminuire il loro potere d'acquisto. L'amministrazione kurda cerca di smorzare le speranze di una futura convertibilità dello "swiss dinar" e gli economisti si domandano come sia possibile che una valuta fuori corso guadagni più del dollaro.

Poi nel marzo 2003 parte la seconda guerra del Golfo e il 7 luglio l'Ambasciatore Paul Bremer III, leader dell'Autorità Provvisoria, annuncia l'emissione di un nuovo dinaro per ottobre, convertibile con entrambi i precedenti dinari: il tasso di cambio viene annunciato alla pari col dinaro di Saddam mentre è stabilito a 150:1 con lo "swiss dinar" (1 "Swiss dinar" vale 150 nuovi dinari). I nuovi dinari sono stampati da De La Rue utilizzando le stesse piastre "svizzere" usate per gli "swiss dinars" ma con colori diversi e le denominazioni moltiplicate per 1000.





La banconota da 1 dinaro "svizzero" del 1984 (a sinistra) a confronto con la nuova banconota da 1.000 dinari del 2003 (a destra):




Il caso dello "swiss dinar" mette in luce due dinamiche principali. Sicuramente l'autorità delle Nazioni Unite e della Coalizione a guida statunitense, che appoggiano l'amministrazione autonoma del Kurdistan, funge da "garanzia" sufficiente per la validità del dinaro "svizzero", come previsto dalla teoria cartalista.


Secondo la teoria nota come "Cartalismo" (Georg Friedrich Knapp e Alfred Mitchell-Innes) la garanzia sulla validità di una valuta è costituita da una "sovranità" che impone un obbligo di pagamento (es. tasse) espletabile esclusivamente con quella valuta.


Ma l'impennata del suo potere d'acquisto in seguito ai rumors di una imminente invasione dell'Iraq è stata determinata evidentemente dall'aspettativa di una futura onorabilità del credito da parte di una eventuale autorità scaturita dal conflitto. La stessa dinamica muove al ribasso l'ultima parte di vita del dinaro di Saddam: a causa delle scarse prospettive di sopravvivenza del suo regime nella primavera del 2003 ci vogliono circa 2.100 dinari di Saddam per comprare 1 dollaro americano.



(Fonte SlidePlayer)


Quando Hussein ha demonetizzato il dinaro "svizzero", l'intento è stato evidentemente quello di risparmiare al suo regime il rimborso dei debiti pregressi della Banca Centrale dell'Iraq. Ma l'effetto collaterale è stato quello di lasciare tutta quella valuta in circolazione nelle zone fuori dal suo controllo e l'Autorità Provvisoria ha approfittato della situazione per trovare alleati influenti nella zona tra tutti gli uomini d'affari che in precedenza avevano commerciato con il regime di Saddam ed ora erano rimasti fregati.

Alla lunga, l'inaspettata crescita del potere d'acquito degli "swiss dinars" ha però danneggiato gli interessi economici della "Coalizione dei Volenterosi" che, tuttavia, non ha intrapreso alcuna politica di "dollarizzazione" del Kurdistan. Perchè gli Stati Uniti non hanno sostituito d'autorità il dinaro "svizzero" con il dollaro? Credo che la ragione sia da ricercarsi nell'impatto psicologico che questo avrebbe avuto sulle popolazioni e sui governi della regione. L'intento ufficiale della missione Iraqi Freedom era quello di liberare l'Iraq dal regime baathista. Una eventuale dollarizzazione del Kurdistan, forse, avrebbe dato alla presenza della Coalizione l'aspetto di una occupazione permanente della regione, cosa che avrebbe turbato profondamente l'animo degli alleati mediorientali degli Stati Uniti.