CURIOSITÀ


10.000 LIRE VOLTA: OCCHI CHIARI E OCCHI SCURI
Davide Oldrati © 2020


"Saran belli gli occhi neri,
saran belli gli occhi blu,
ma le gambe, ma le gambe
a me piacciono di più."



Così cantava il Trio Lescano nei lontani anni '30. Ognuno ha le sue preferenze e... de gustibus non disputandum! Tuttavia, in numismatica, la soggettività lascia spazio al desiderio di possedere tutte le varianti possibili senza esclusioni. Del resto, perché scegliere tra occhi neri e occhi blu quando possiamo averli entrambi?

In questo post parlerò di due controverse varianti di colorazione degli occhi di Alessandro Volta riscontrabili sulle banconote da 10.000 lire del 1984, tipologia che tutti ancora ricordiamo bene (a differenza forse del Trio Lescano...) per essere stata l'ultima 10.000 lire della storia d'Italia. Almeno fino ad oggi...





Nell'immagine a sinistra, un esempio di variante con occhi scuri, la prima in ordine cronologico ad essere apparsa su questa tipologia e unica variante fino a tutta la serie D. Nell'immagine a destra, invece, la variante con occhi chiari, apparsa successivamente a quella con occhi scuri ed unica dalla serie F in poi. In pratica, il passaggio dagli occhi scuri agli occhi chiari è avvenuto nel corso della SERIE E.

Prima di dedicarci alla questione se il passaggio da una variante all'altra sia stato netto o graduale, vediamo come interpretare la progressione dei numeri di serie.


LA SUCCESSIONE DEI NUMERI DI SERIE

Il decreto di emissione (Decreto 3 settembre 1984, "Distintivi e segni caratteristici della banconota da lire 10.000 «tipo 1984»") non fa cenno alla numerazione, né al quantitativo da emettere, ma per fortuna la tipologia è ben conosciuta e possiamo fare affidamento sui cataloghi per ottenere le informazioni relative.

Come si vede dalle immagini, i numeri di serie sono organizzati attraverso 6 cifre (numerale massimo 999.999, praticamente un milione di esemplari) racchiuse tra un prefisso a doppia lettera e un suffisso a lettera singola. Come di consueto, il conto delle cifre torna a 1 ogni volta che avviene un incremento di lettera. La prima lettera ad incrementare è la prima del prefisso, poi incrementa la lettera del suffisso e, per ultima, incrementa la seconda lettera del prefisso, che stabilisce la serie:


Perciò, possiamo rappresentare la successione delle lettere nel modo seguente:

SERIE A completa: AA ...... A   →   BA ...... A   →   YA ...... A   →   AA ...... B   →   YA ...... Y
inizio della SERIE B: AB ...... A ecc...

Da catalogo risulta che ogni serie è costituita da 400 milioni di esemplari quindi, con l'aiuto di una calcolatrice, possiamo dedurre che le lettere utilizzate non sono tutte quelle dell'alfabeto ma solo 20 (20 * 20 * 1 milione = 400 milioni). Di seguito l'elenco delle lettere utilizzate nei prefissi e suffissi:
  1.   A
  2.   B
  3.   C
  4.   D
  5.   E
  6.   F
  7.   G
  8.   H
  9.   K
  10.   L
  11.   M
  12.   N
  13.   P
  14.   R
  15.   S
  16.   T
  17.   U
  18.   V
  19.   W
  20.   Y
Come possiamo constatare, manca la lettera X, utilizzata per indicare le serie sostitutive, la I e la O (forse perché confondibili con l'1 e lo 0), la J e la Q (probabilmente per lo stesso motivo di I e O) e la Z.

Considerato che la produzione di questa tipologia si conclude con la serie K, ne segue che abbiamo la bellezza di un miliardo e seicento milioni di esemplari con gli occhi scuri, altrettanti con gli occhi chiari e una serie, la E, di passaggio. Quindi nessuna delle due varianti è rara, né più rara dell'altra. Ma come è avvenuto il passaggio dall'una all'altra?


CAMBIO NETTO O AVVICENDAMENTO GRADUALE?

In una discussione tra appassionati avvenuta sul forum LaMoneta.it abbiamo cercato di tracciare i prefissi e i suffissi della serie E alla ricerca di indicazioni su dove collocare la comparsa degli occhi chiari o la scomparsa di quelli scuri (vedere la discussione).

Questo è uno di quei casi in cui il collezionista preferirebbe senz'altro trovare un punto preciso, nella successione dei numeri seriali, che facesse da spartiacque tra gli esemplari con occhi scuri e quelli con occhi chiari. Purtroppo, la realtà non sempre soddisfa i desideri umani: infatti, le due varianti di colorazione degli occhi si accavallano lungo quasi tutta la serie E.
Tutto quello che siamo riusciti ad ottenere è di individuare una "occhi chiari" più "antica" e una "occhi scuri" più recente ma ciò, lungi dall'esaurire la questione, induce al contrario a pensare che ve ne siano altre ancora precedenti/successive.

La prima variante con occhi chiari che siamo riusciti ad individuare è la NE 954072 C mentre l'ultima con gli occhi scuri è la UE 094309 P. Quindi, basandoci su questi numeri seriali, la sovrapposizione tra le due varianti coprirebbe una gamma di almeno 187 milioni di esemplari, fermo restando che potrebbe essere ancora maggiore qualora si individuassero delle "occhi chiari" precedenti o delle "occhi scuri" successive.


AE 000001 A ←   SERIE E   → YE 999999 Y
OCCHI SCURI NE 954072 C
(prima "occhi chiari"?)
OCCHI SCURI e OCCHI CHIARI UE 094309 P
(ultima "occhi scuri"?)
OCCHI CHIARI


È chiaro che il semplice approccio empirico non potrà mai pervenire ad una soluzione definitiva ma, se non altro, ha risposto alla domanda se il passaggio sia stato netto o graduale. Tuttavia, la questione non è affatto esaurita: rimane da capire che tipo di intervento abbia determinato questa mutazione degli occhi di Alessandro Volta. E qui cominciano i problemi veri...


I NEGAZIONISTI: UNA QUESTIONE DI INCHIOSTRI?

Come ho detto all'inizio, la questione delle varianti di colorazione degli occhi è controversa. Infatti molti esperti del settore negano che si tratti di vere e proprie varianti: è la teoria della (purtroppo...) non meglio definita variazione di inchiostrazione. Ad esempio, nell'ottobre 2013, interpellato da un appassionato, l'ufficio stampa di Bolaffi rispondeva così:

"Non possono essere considerate varianti, è solo una questione di inchiostri usati nel corso della stampa."

Questa risposta, che a prima vista ci è apparsa semplicistica e poco credibile, sintetizza (in maniera persino troppo sbrigativa e superficiale) la teoria che chiamo scherzosamente "negazionista". Discutiamola un po'.

Se si trattasse di una differenza di inchiostrazione, questa non meglio definita modifica dovrebbe, a logica, influenzare tutto il design della finitura blu, quindi mettiamo a confronto alcuni particolari appartenenti alle due varianti:


FRONTE RETRO
OCCHI SCURI
OCCHI CHIARI



Notiamo qualche differenza nei chiaroscuri, che appaiono più accentuati nel primo esemplare (occhi scuri) rispetto al secondo (occhi chiari). È come se l'inchiostrazione della variante ad occhi scuri fosse più pesante rispetto a quella con occhi chiari. La tonalità del colore sembra esattamente la stessa: se c'è stato un cambio di inchiostro di qualche tipo, la differenza sembrerebbe aver influenzato la presa del colore sul cliché, come se fosse stata introdotta una novità nella miscela degli inchiostri, o qualcosa del genere. Spero perdoniate la mia vaghezza al riguardo, non sono un esperto di processi tipografici; ho scritto all'ufficio stampa della Banca d'Italia chiedendo informazioni ma mi è stato risposto che la Banca non rilascia informazioni "a questo livello di dettaglio". Forse un modo elegante per dire che non ne hanno idea...

Purtroppo, ancora una volta ci scontriamo coi limiti del semplice metodo empirico. Comunque, prima di gettare la spugna, vale la pena di osservare i numerosi casi di luminosità intermedia, tutti appartenenti ad esemplari con occhi scuri, perché confondono il collezionista, che preferirebbe ancora una volta avere a che fare con una realtà più semplice: occhi scuri da un lato, occhi chiari dall'altro. E invece la realtà si conferma più complessa di come la si vorrebbe.


I CASI INTERMEDI




In questa immagine abbiamo tre banconote appartenenti alla serie E che presentano occhi di luminosità diverse: decisamente scuri a sinistra, decisamente chiari a destra e, al centro, né del tutto chiari né del tutto scuri.

Esistono diversi gradi di luminosità intermedia, come ho detto tutti relativi ad esemplari con gli occhi scuri. A volte (raramente, per la verità...) capita addirittura di imbattersi in casi estremi che rischiano di far vacillare anche quelle poche certezze che fin qui avevamo.

Recentemente, navigando in rete, ho trovato un esemplare da 10.000 lire Volta appartenente alla serie A i cui occhi "scuri" sono talmente chiari che viene naturale chiedersi se la regola secondo cui gli esemplari appartenenti alle prime serie (fino alla D compresa) hanno tutti gli occhi scuri sia effettivamente valida!





L'immagine dell'esemplare qui sopra mi è stata gentilmente fornita dal venditore. Gliene sono grato e, come ringraziamento, linko alla pagina Ebay delle sue inserzioni.


L'"EFFETTO BOWIE"

Dicevo che i casi intermedi estremi come questo potrebbero far vacillare la certezza della regola degli occhi scuri nelle serie dalla A alla D. Ma c'è dell'altro: osservando attentamente le diverse luminosità intermedie, notiamo che l'occhio destro di Volta (a sinistra per l'osservatore) è più scuro di quello sinistro. Questo sbilanciamento tra le due iridi è molto più evidente negli esemplari a luminosità intermedia dal momento che l'estrema chiarezza o scurezza tende a rendere impercettibile la differenza.

Chiamerò scherzosamente questa caratteristica "effetto Bowie".


I famosi occhi anisocorici di David Bowie





Il fatto che questo "effetto Bowie", seppure con maggiore o minore evidenza, si riscontri su tutte le varianti, occhi scuri, occhi chiari e luminosità intermedie, è un dato che volge a favore della teoria "negazionista". Se gli incisori della Banca d'Italia avessero intrapreso delle modifiche ai cliché, si suppone che avrebbero corretto e riequilibrato la luminosità degli occhi eliminando l'"effetto Bowie". Giusto?

All'inizio avevo anch'io sposato questa posizione, e infatti nella prima stesura di questo articolo concludevo dicendo che "...la mia opinione è che non si possa in effetti parlare di due vere e proprie varianti, ma di tutta una gamma di semplici varietà." Poi, un amico appassionato mi ha mostrato due esemplari molto vicini tra loro come numeri di serie ma con occhi diversi e ho ritenuto opportuno integrare questo post con le nuove osservazioni, lasciando a chi legge la facoltà di trarre le proprie conclusioni.


IL CASO DEI "GEMELLI DIVERSI" E LA TEORIA DELLA MODIFICA DEI CLICHÉ

I due esemplari che ho potuto esaminare recentemente sono cronologicamente molto vicini tra loro: si tratta di due banconote con prefisso KE e suffisso E distanti tra loro meno di 140.000 pezzi, nulla se consideriamo che ciascuna serie è costituita da 400 milioni di esemplari, di cui 20 milioni solo per la partita –E......E!





Il fatto che siano "geneticamente" così vicini permette di osservare le differenze riducendo al minimo la variabilità dell'inchiostrazione e devo ammettere che quanto detto in precedenza sui chiaroscuri non sembra valido. Infatti i chiaroscuri appaiono simili se non uguali:


OCCHI SCURI
OCCHI CHIARI



Tutt'al più, si osserva una generale maggiore definizione dei tratti nell'esemplare con gli occhi chiari rispetto a quello con gli occhi scuri, come si vede da questo dettaglio della scritta "A. VOLTA", che nella prima immagine (occhi scuri) sembra quasi in grassetto e mostra qualche leggera sbavatura:


OCCHI SCURI OCCHI CHIARI



Se i tratti sembrano più leggeri nell'esemplare con gli occhi chiari, i chiaroscuri appaiono davvero uguali. La teoria della variazione di inchiostrazione vacilla un po' ma ancora regge. Per confutarla occorre trovare una differenza nell'incisione della matrice di stampa, un segno in più o in meno; insomma, qualcosa che non sia una semplice sfumatura di colore o sbavatura di inchiostro ma la prova inequivocabile di una modifica del clichè.

In effetti, credo di averlo trovato, ma per osservarlo dobbiamo munirci di lente d'ingrandimento.






Se si osservano le microscopiche incisioni all'angolo dell'occhio destro di Volta (a sinistra per l'osservatore), non si può che ammettere che un qualche, seppur minimo, intervento sul cliché sia stato apportato. Se poi questo intervento abbia anche determinato la comparsa della cosiddetta variante/varietà "occhi chiari", questa è materia che può essere chiarita solo con l'accesso a una qualche evidenza documentale.

Nell'attesa, il collezionista, individuo possessivo per definizione, persegue entrambe le varianti/varietà e fa del colore degli occhi una questione cruciale. Mentre le gambe, con buona pace del Trio Lescano, hanno trovato già da tempo l'appropriato riconoscimento nell'ambito di un altro genere di... passione.